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Ligabue, privato e politico si esaltano sul palco. Che boato per il Mondovisione Tour

{}ROMA - Lo stadio Olimpico in un boato di felicità. È successo grazie agli oltre sessantamila spettatori accorsi a Roma per il "Mondovisione tour" di Ligabue, prima delle due date consecutive (la seconda è stasera, entrambe sold out, in totale 120mila spettatori) che aprono una stagione particolarmente ricca di concerti. Tutto esaurito: un colpo d'occhio straordinario reso ancora più suggestivo dal palco che il rocker di Correggio ha voluto per questo giro di show negli stadi (il 6 e 7 giugno sarà a Milano per altri due sold out, in totale 130mila biglietti venduti), in pratica un solo gigantesco schermo ricurvo su 180 gradi che per tutto il concerto, grazie a una sapiente regia delle dodici telecamere puntate sul palco, rilancia le immagini della band e dipana in maniera emozionante il racconto in musica per gran parte legato alle canzoni del nuovo album,Mondovisione appunto. 

Alla fine Ligabue suonerà con la sua band ben undici brani dei quattordici che compongono il suo ultimo disco. A cominciare da Il muro del suono che apre lo show e ha anche suggerito il misterioso acronimo I. M. D. S. che campeggia in due o tre punti del palco. "Il cerino sfregato nel buio fa più luce di quanto crediamo" canta Ligabue, mentre lo schermo si riempie progressivamente di fiammelle accese. Una canzone contro i responsabili della crisi finanziaria mondiale, sottolineata dalla frase che appare a un certo punto a caratteri cubitali, "Chi doveva pagare non ha mai pagato", ma anche una canzone simbolo del nuovo disco, con quelle chitarre in primo piano che, osserva Ligabue, "è quasi un miracolo ma fa piacere ascoltarle in radio in concomitanza di questo tour". 

Il muro del suono è un brano simbolo per il concerto ma anche il perfetto testimone del nuovo disco che, ci ha spiegato il Liga prima di salire sul palco, "ha un suono che abbiamo particolarmente curato e che mi rappresenta parecchio, un suono estremamente deciso, esaltato dalla nuova formazione che mi accompagna, con una tastiera in meno e il nuovo bassista che ci sostiene con un suono grosso e poderoso: è il suono giusto per quello che io definisco il Ligabue 2.0".


E mentre le immagini dei musicisti campeggiano gigantesche sugli oltre 20mila che occupano il prato dell'Olimpico, la band che vede Fede Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere, Michael Urbano alla batteria e David Pezzin al basso sembra quasi formata da un gruppo di lillipuziani. Di fronte a loro una passerella si allunga al centro del prato e termina in una palla a metà tra un enorme mappamondo e la sfera luminosa di una discoteca. 

Rispetto ai tour precedenti, il racconto in musica di Ligabue è stavolta decisamente in prima persona, specialmente sul brano Per sempre quando il Liga decide di aprire il suo album di famiglia e di farlo scorrere in bianco e nero sul grande schermo: ci sono le immagini del padre e della madre, tenere istantanee di Luciano e del fratello bambini, frammenti di vita casalinga e foto di vacanze al mare. Il padre, protagonista della canzone insieme alla madre, ha gli stessi occhi di Luciano, guarda in camera mentre la moglie lo stringe e sorride. Ancora rappresentazione di sé sul finale di Con la scusa del rock'n'roll dove lo schermo diventa un enorme patchwork dei filmati (immagini in movimento, stavolta) della sua carriera, quando i capelli erano ancora lunghi e corvini sulle spalle, e anche la faccia da capo indiano appariva più dura e rock. Non mancano anche alcuni dei brani più amati del rocker, Certe notti a Piccola stella senza cielo, daBalliamo sul mondo a Tra palco e realtà.

Il momento più politico arriva invece sulle note di Il sale della terra, il pezzo più bello e trascinante del nuovo disco, con quel coro perfetto per uno stadio tanto che il pubblico lo sottolinea come se avesse una voce sola: sullo schermo vengono proiettati i costi totali (2013) della politica, 23,2 miliardi di euro; il numero degli italiani che vivono di politica, 1,1 milioni; i costi della giustizia, 4 miliardi di euro; il numero dei processi pendenti: 9 milioni. Quasi una coda della campagna elettorale: "Non mi sono piaciuti i suoi toni, ma mi piace far riflettere le persone, essere al servizio. Da sempre, e questo è davvero anti-rock".   

Fonte: Repubblica.it
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